Isole dei Caraibi: benvenuti nel "piccolo paradiso" delle Vergini Britanniche
è uno dei più deliziosi arcipelaghi dei Caraibi, frequentato da vip come Steven Spielberg e Robert De Niro. Ma è soprattutto l'eden preferito degli amanti degli sport di mare, dal surf alla vela, sino alle immersioni subacquee nelle sue splendide barriere coralline. Ed è anche uno dei luoghi da sogno per un matrimonio in piena regola.
Quando si parla di una natura selvaggia e incontaminata, la si descrive come una natura vergine. E se il nome è un destino, come dicevano gli antichi romani, allora queste isole dei Caraibi possono davvero ringraziare Cristoforo Colombo, che, giunto qui durante il suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo nel 1493, così le battezzò in memoria di Sant'Orsola e delle sue undicimila ancelle, che preferirono sacrificare la loro vita piuttosto che sottomettersi agli Unni.
Oggi le isole dei Caraibi, per gli habituè solo BVI ovvero British Virgin Islands, rappresentano una delle isole caraibiche più belle e spettacolari. Siamo al di fuori del circuito di massa, che tocca piuttosto mete come Cuba o Santo Domingo. Qui si viene soprattutto a cercare la pace nei piccoli villaggi o a prendere il sole sulle spiagge di sabbia dorata. Ma le BVI sono in primo luogo un paradiso per gli amanti degli sport acquatici, ed il suo mare cristallino è pieno, in ogni stagione, di barche di tutti i tipi. Un paradiso che ha conquistato anche gli italiani, visto che, dopo Gran Bretagna e Germania, l'Italia è al terzo posto nei flussi turistici verso le BVI
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Colonia inglese dal 1956, con autonomia amministrativa dal 1977, le isole dei Caraibi sono un paradiso di lusso e un pò snob se vogliamo. Tanto che sono frequentate abitualmente da moltissime star symbol di Hollywood, come Steven Spielberg, Robert De Niro, Harrison Ford e Michael Jackson, che si alternano nella splendida villa in affitto di Necker Island, il cui proprietario è il miliardario inglese Richard Branson che acquistò l'isola, un piccolo eden circondato dalla barriera corallina, nel 1985 per due milioni e mezzo di sterline.
Le BVI si trovano nel lato più orientale dei Caraibi, sconfinando nell'Atlantico, a 60 chilometri da Porto Rico, e sono composte da una sessantina di isole e isolette, ciascuna con un carattere proprio che le rende diverse una dall'altra. Solo sedici sono abitate, tra cui le più grandi sono Tortola, Virgin Gorda, Anegada e Jost Van Dick. Non sono da confondere con le Isole Vergini statunitensi, che stanno un pò più sù, a sud-est della Florida, e che sino a pochi anni fa erano utilizzate ancora come base navale americana e solo da poco sono state riscoperte come un analogo paradiso turistico.
I primi abitanti di queste isole furono gli indiani Arawak e i Siboney. Poi arrivarono gli spagnoli che, delusi dalla mancanza di oro, le abbandonarono ben presto. La loro posizione strategica abbastanza defilata ma in linea con le principali rotte mercantili, le ha rese da subito molto ambite da pirati e bucanieri, che depredavano i velieri spagnoli, carichi di oro degli Inca, diretti in patria. Tra questi il mitico Blackheard, Barbanera, uno dei più temibili e sanguinari, e Sir Francis Drake, che da queste parti è un autentico mito tanto che il famoso canale che divide i due principali gruppi di isole delle Vergini Britanniche prende il suo nome.
Dominio olandese sino al 1666, sono diventate colonia britannica come parte delle indie occidentali dal 1872 fino al 1956, quando le isole dei Caraibi si sono trasformate in un'entità amministrativa separata. Per conservare i relativi legami economici vicini con le Isole Vergini statunitensi, sono state unite alle cugine americane dal 1958 al 1962. Dal 1967, una nuova costituzione ha previsto un sistema di governo ministeriale sotto diretto controllo britannico che ha lanciato le BVI nell'orbita dei grandi investimenti turistici, fra tutti quelli del miliardario americano Rockfeller
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Il nostro viaggio, ma anche il vostro visto che qui vicino, a Beef Island, si trova l'aeroporto principale collegato dal piccolo Queen Elizabeth II Bridge, comincia da Tortola, l'isola più grande con i suoi 54 chilometri quadrati, e dove si trova la capitale Road Town, dove abitano la maggiorparte dei 19 mila abitanti delle BVI. Si chiama così perché è abitata da numerose colonie di tortore, piccole e marroni che si incontrano dappertutto. Come la maggiorparte delle BVI, ad eccezione della sola Anegada, la morfologia di Tortola è prevalentemente montagnosa. Qui si trova il massiccio più elevato dell'arcipelago, la Sage Mountain alta 543 metri, la cui sommità ospita una splendida foresta pluviale primaverile indubbiamente da ammirare.
Le poche strade dell'isola non sono un granchè, e per visitare i suoi paesaggi da cartolina conviene girare in jeep, o ancora meglio, in bicicletta o a piedi. Road Town, da questo punto di vista, è ricca di attrezzatura turistiche, sia per quanto riguarda gli sport nautici che le escursioni. Il punto di riferimento è Cane Garden Bay, tipico villaggio caraibico dove si svolgono le più belle feste di piazza e di spiaggia di Tortola. Qui c'è la Callwood's Distillery, dove si produce un delizioso rum con gli stessi metodi di 400 anni fa (da visitare per gli assaggi e gli acquisti). E non è difficile incontrare il famoso musicista Quito Rymer nel suo bar, il Quitòs Bar & Grill, a improvvisare sonetti e canzoni.
Molto bello il parco naturale dei J.R. òNeill Botanical Gardens, un giardino di quattro acri nel pieno centro di Road Town che ospita oltre 62 varietà di palme e migliaia di fiori coloratissimi e profumati popolati da uccelli canterini e pappagalli. Altra attrazione naturale di un certo rilievo, tutelata dall'autorità dei parchi, è Mount Healthy Windmill che conserva i resti e le testimonianze di una delle prime piantagioni dell'arcipelago. Merita una visita anche Road Harbour, il vivace porto di Road Town, ricco di ristorantini e locali. Ma il tesoro di Tortola sono le sue spiagge, e non a caso il dipartimento turistico delle BVI ha scelto come slogan di questo paradiso "naturès little secret", piccolo segreto della natura. A partire da Apple Bay, il luogo preferito dai surfisti, sino a Long Bay Beach, perfetta per chi ama lunghe nuotate in tranquillità.
Il panorama cambia nella semi desertica Anegada, la più lontana delle BVI, un piatto atollo corallino che raggiunge appena i dieci metri sul livello del mare. Ci si arriva in dieci minuti appena di volo, atterrando al Captain Auguste George Airport. L'isola è un paradiso naturalistico, grazie alle sue belle spiagge e ai suoi parchi, tra cui la riserva dei fenicotteri rosa e il National Park Trust, dove c'è anche una specie di piccolo ospedale per curare gli iguana. Ma soprattutto è il luogo ideale per gli amanti delle immersioni subacquee. I suoi reefs, infatti, sono tra i più temuti e pericolosi, tanto che ben 300 navi hanno naufragato qui, per la delizia dei sub che visitano i relitti sommersi (uno dei più frequentati è quello della nave da carico greca Rokus, affondata nel 1929) e si infiltrano negli spettacolari canyon sottomarini.
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A nordest di Tortola, c'è Virgin Gorda, 21 chilometri quadrati incontaminati, terza isola delle BVI per dimensione. La si raggiunge con uno dei traghetti che partono da Road Town e approdano a Spanish Town, graziosa capitale ricca di negozietti di antiquariato. A chiamarla così fu ancora Colombo, perché la sua forma gli ricordava quella di una donna incinta. Merita una visita per il Little Dix Bay Resort, hotel di lusso fatto costruire negli anni Sessanta da Rockefeller, ma soprattutto per i "The Baths", un fantastico paesaggio lunare di origine vulcanica fatto di rocce, spelonche, grotte di granito, che termina in una spiaggia da sogno. Virgin Gorda è considerata, per questo, una delle più deliziose isole caraibiche. Merita una passeggiata anche per il promontorio di Copper Mine Point, da cui si gode una vista privilegiata e meravigliosa circondati da una rigogliosa macchia mediterranea. Si tratta di una vecchia miniera di rame abbandonata, sfruttata fino al secolo scorso dagli emigranti della Cornovaglia.
All'estremo versante occidentale dell'arcipelago c'è la curiosa e minuscola isola di Jost Van Dyke, dal nome di un leggendario pirata olandese. Di quest'isola, che conta poco più di 200 abitanti, un giornalista del New York Post ha scritto: "Esistono solo tre posti al mondo dove merita trascorrere un capodanno: Times Square a New York, Trafalgar Square a Londra e al Foxy's di Jost Van Dyke". Il Foxy's è il bar di una delle leggende viventi dei Caraibi. Di nome fa Foxy Callwood, è alto, nero e il suo unico scopo nella vita è divertire e divertirsi. I suoi party, sono una delle attrazioni principiali per tutti i turisti e i velisti che arrivano sin quaggiù. Provate i suoi flying fish sandwich o le grigliate di pesce, sorseggiate il tradizionale "Painkiller Punch", ascoltate Foxy suonare e cantare e godetevela.
Tra le altre isole delle BVI meritano una sosta anche Peter Island, a sud, un minuscolo gioiello circondato dal mare raggiungibile solo in barca, luogo ideale per chi vuole celebrare un matrimonio, perfettamente legale, da ricordare per sempre (bastano passaporto, certificati di nascita dei futuri sposi e 110 dollari di marche da bollo), e Salt Island, quasi disabitata con tre stagni di sale che servivano come base di rifornimento della preziosa sostanza per le navi (il sale è uno dei migliori conservanti). Sulle sue rocce si scontrò nel 1867 la RMS Rhone, imponente nave della Royal Mail, il cui relitto è diventato l'habitat ideale per la vita marina ed è un vero paradiso per gli amanti delle immersioni.
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