Ecuador e Galápagos: viaggio nello splendore del sudamerica
è il più piccolo tra i paesi sudamericani. Ma è quello che offre il maggior numero di ecosistemi, dalla foresta amazzonica alla dorsale andina con le sue montagne innevate, dalle costa ai ricchissimi parchi naturali. Senza dimenticare le splendide città coloniali come Quito e Cuenca e soprattutto la meraviglia delle isole Galápagos.
Una oasi ecologia nel Sudamerica. Nonostante sia il più piccolo di tutti i paesi dell'America latina, l'Ecuador, meta del viaggio di questa settimana, può sicuramente vantare una delle più elevate biodiversità di tutta la terra. Una sola vacanza in questo paese infatti, può combinare destinazioni davvero fantastiche come la foresta amazzonica, la nicchia ecologica delle strepitose isole Galápagos, i parchi naturali ricchissimi di varietà animali e floreali e i picchi andini innevati. Ed è anche un paese dalla straordinaria cultura indigena, sviluppata sulle ceneri della civiltà incaica, da quella della foresta pluviale a quella degli altipiani. Ed è quindi un luogo ideale per una vacanza all'insegna dell'ecoturismo e dell'avventura.
L'Ecuador si trova sulla costa Pacifica dell'America latina, tra Perù e Colombia. è attraversato dall'equatore, cui deve il nome, che passa a pochi chilometri dalla capitale Quito, e pur essendo una piccola nazione, racchiude i tre ecosistemi caratteristici del Sudamerica, la selva, la sierra e la costa. Un tempo cuore della regione inca, che aveva la propria sede a Tomebamba, nei pressi di Cuenca, fu in seguito dominato dalla Spagna a partire dal 1533 - quando l'ultimo imperatore inca venne giustiziato - fino all'indipendenza raggiunta nel 1830, grazie alla vittoria delle truppe indipendentiste guidate dal generale Simon Bolìvar sull'esercito spagnolo a Pichincha nel 1822.
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Nonostante la presenza di risorse petrolifere, oggi l'Ecuador resta gravato da numeri problemi economici, saliti dopo la liberalizzazione bancaria che ha portato ad un aumento dell'inflazione, ed è per questo uno dei paesi più poveri del Sudamerica, assieme alla Colombia. L'unica attività in crescita è proprio il turismo, soprattutto quello ecologico visto che il 16 per cento del suo territorio è protetto in parchi nazionali. Le presenze straniere, in massima parte statunitensi, australiane e nord-europee, sono in lenta ma continua crescita ed anche l'indotto turistico vive una stagione positiva, grazie all'ottimo artigianato locale.
Il nostro viaggio inizia da Quito, considerata una delle città più belle dell'America latina, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Arroccata su una conca ad oltre 2800 metri di altezza sul livello del mare, ai piedi del vulcano Pichincha e circondata dalle spettacolari cime innevate delle Ande, la capitale dell’Ecuador (che è anche la più alta capitale del mondo) offre uno spettacolo suggestivo. Antica città dell'Impero inca venne rifondata nel 1534, sotto la dominazione spagnola, da Sebastián de Benalcázar. Oggi è un vero e proprio un gioiello di architettura coloniale, grazie anche al recente restauro di molti edifici dell'epoca spagnola, tra i quali le sontuose chiese barocche decorate in oro, i conventi cinquecenteschi, gli antichi palazzi della nobiltà spagnola e le stradine strette, ricche di testimonianze di un grandioso passato. Vero cuore della città è la piazza dell'Indipendenza, con la maestosa Cattedrale di San Francisco ed il Palazzo del Governo, ma sono da vedere anche la bella chiesa barocca di Santo Domingo ed il Museo del Banco Central.
Venti chilometri circa a nord di Quito si trova la Mitad del Mundo, ovvero il centro esatto del mondo, il punto dove passa la linea dell’equatore (latitudine zero), una curiosità geografica trasformata in monumento nazionale. La sua fondazione si deve a Charles Terrier, capo della seconda spedizione francese inviata dall’Accademia delle Scienze di Parigi alla fine del 18imo secolo per effettuare precisi calcoli matematici che confermassero l’esattezza dei dati. Nel 1936 un comitato franco-americano patrocinò l’idea del geografo ecuadoregno Luis Tufiño di innalzare un monumento che ricordasse i 200 anni dall’arrivo della prima missione. Venne così costruita una torre quadrangolare alta una trentina di metri e sormontata da un globo di ottone che raffigura la terra. Una sua replica attuale, ricostruita nel 1979, si trova nel comune di San Antonio de Pichincha (spostata di 7 chilometri dal sito originario). All'interno vi è un museo etnografico e nei pressi si trova anche un osservatorio astronomico e un plastico che riproduce la Quito coloniale.
Proseguendo verso nord, lungo la Panamericana, attraversiamo Calderòn, cittadina rinomata per le statue in mollica di pane, prima di arrivare a Otavalo, piccolo borgo sulla sierra. Qui, il sabato, si tiene il mercato più grande e famoso dell'Ecuador, famoso soprattutto per i colorati prodotti tessili di elevata qualità, che attira gli indigeni dalle valli circostanti oltre a moltissimi turisti. Sempre in direzione nord si trova Cotacachi, anch'essa famosa per il mercato del sabato, la cui specialità sono i prodotti ricavati dal cuoio. Un altro suggestivo percorso prende avvio invece lungo la Panamericana Sud, chiamata anche "Via dei vulcani". Ad una quarantina di chilometri dalla capitale, attraverso meravigliosi scenari fra le cime innevate della dorsale andina, si trova il Parco Nazionale Cotopaxi, vero spettacolo della natura. Il biglietto d'entrata costa dieci dollari, ma merita per i panorami contrastanti del Cotopaxi, il vulcano attivo più alto del mondo (5.897 metri), con i suoi ghiacciai perenni attorniati da una insolita vegetazione tropicale.
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Proseguendo verso sud si arriva a Riobamba, la “Sultana delle Ande”, antica città fondata nel 1534 sulle rovine di una precedente città inca. Si trova a 2754 metri di altezza, circondata da un paesaggio favoloso, dominato dal vulcano spento di Chimborazo (6.310 metri), il più alto del paese, e dal Carihuairazo (5050 metri), che sono un vero paradiso per gli escursionisti e gli amanti del trekking. Riobamba è caratterizzata dall’inconfondibile stile coloniale, ricca com’è di splendide piazze, come il parco Guayaquil ed il parco 21 April (giorno dell’indipendenza, firmata esattamente qui), e di chiese, come la bella cattedrale di Santa Barbara.
Altri duecento chilometri ci portano alla leggendaria Cuenca, la terza città del paese, situata nella valle di “Paucarbamba“ (in lingua locale significa “Pianura piena di fiori e uccelli”) a 2541 metri sul livello del mare. Venne fondata col nome di Tomebamba nel periodo di massimo splendore del periodo inca, quando rivaleggiava per bellezza, grazie ai suoi numerosi templi dedicati al dio Sole, e importanza con Cuzco. Oggi è una cittadina splendida, tanto da venir chiamata“tesoro escondido dell’Ecuador”, che conserva ricche testimonianze del suo antico passato coloniale, dalle chiese seicentesche alle pittoresche piazze, e per la sua sontuosità e le intense attività intellettuali culturali è detta anche l'Atene dell'Ecuador. Merita una sosta per visitare la sua splendida Cattedrale è ma anche per le molte botteghe artigianali dove è possibile acquistare tappeti e tessuti dai vivaci disegni precolombiani, gioielli in oro e argento, ceramiche dipinte a mano, i sombreri di paglia.
Da Cuenca, appena 11 chilometri verso nord, si può raggiungere il più importante complesso archeologico del paese, le rovine di Ingapirca, che vuol dire "muro degli Inca". Il sito è composto da numerosi resti di costruzioni, tra cui spiccano quelle del Tempio dedicato al dio Sole, e data la sua posizione, in cima su un colle lungo il “Cammino degli Inca”, ovvero la strada che univa Cuzco, Tomebamba (Cuenca) e Quito, si pensa possa essere stato un luogo di transito e controllo del territorio, vista anche la presenza dei resti di un’antica fortificazione, abbandonato poco prima dell'arrivo delle truppe spagnole. E’ presente anche un piccolo museo che espone una collezione di antiche ceramiche e gioielli ritrovati durante gli scavi. Ad appena 15 minuti dalle rovine, nella bella collina di Ingachungana, si trovano alcune curiose formazioni naturali, come la Cara del Inca (faccia dell’inca), una roccia che assomiglia al volto serio di un antico antenato della dinastia inca, il Sillón de Inga (sedia dell’inca), un’altra grande roccia grande con scanalature che la fanno sembrare un’enorme sedia, ed altri strani monoliti che assomigliano ad animali. A mezzo chilometro da qui c’è anche il Baños del Inca, altre rovine minori risalenti al periodo incaico.
Lunga la costa, nel golfo omonimo si trova Guayaquil, che conta due milioni di abitanti ed è quindi la città più popolata del paese, dopo la capitale Quito, e uno dei più grandi porti sudamericani sull’Oceano Pacifico che ne fanno il più importante centro economico-finanziario del paese. Città caotica e disordinata, venne fondata nel 1534 lungo le rive del fiume Guyas (dal nome di un capo indigeno) dallo spagnolo Francisco de Orellana. Oggi conta poche tracce del suo passato coloniale, perché nel corso degli anni sia stata più volte ricostruita in seguito a terremoti, incendi e sollevamenti popolari. Fulcro della Guayaquil moderna, è l’avenida 9 de Octubre, in cui si trova il Malecón, uno spettacolare esempio d'architettura contemporanea. Sul lungofiume, di fronte al Palacio Municipal, si trova la Torre dell'Orologio in stile moresco. Uno dei monumenti più caratteristici della città è La Rotonda, che raffigura lo storico incontro tra i due libertadores sudamericani Simón Bolívar e José San Martín nel 1822. Infine due curiosità, il Parque Seminario, a tre isolati dalla Plaza de San Francisco, detto anche Parque de las Iguanas perché vi scorazzano liberamente delle iguane, ed il mercato di Bahia, vicino al porto vecchio, uno dei più vivaci ed interessanti del paese.
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Guayaquil è il punto ideale di partenza per l'arcipelago delle Galápagos, recentemente colpito da un disastro ecologico, causato dalla petroliera Jessica, che per fortuna non ha rovinato del tutto il patrimonio naturale custodito dalle 19 isole, 42 isolotti e 26 scogli che lo compongono. Situate a ben 972 chilometri dalle coste ecuadoriane (il volo dura un ora e mezza circa), l'arcipelago fu scoperto il 23 febbraio del 1535 dal vescovo domenicano Tomás de Berlanga. Trecento anni dopo furono visitate da Charles Darwin, il quale, dopo un'attenta osservazione delle condizioni ambientali, si chiese come mai i fringuelli e le tartarughe di ciascuna delle isole presentassero tante differenze. Da qui pose le basi della sua celebre teoria sull'evoluzione.
Le isole rappresentano, ancora oggi, un laboratorio faunistico a cielo aperto. Per questo la tutela riservata all'arcipelago è rigorosa, anche se l'insidia dell'inquinamento, come ha dimostrato il caso della Jessica, è più che una minaccia teorica. Le isole più importanti dell'arcipelago sono Baltra (dove atterrano i voli provenienti da Quito e da Guayaquil), San Cristobal, Santa Cruz, Floreana, Fernandina, Espanola, Santa Fé, Plaza Sur, San Salvador e Isabela dove soggiornano le più grandi iguane marine e la più numerosa colonia di tartarughe dell'arcipelago). Coni vulcanici, foreste di mangrovia, spiagge coralline, cactus di varie specie, scogliere e numerose specie animali (pellicani, tartarughe giganti, pinguini, iguane marine e terrestri, cormorani, leoni marini, sule dalle zampe azzurre, foche, otto specie di fringuelli, i rarissimi gabbiani di lava, le procellarie e molti altri) costituiscono la fitta popolazione di questo immenso Parco Nazionale, tutto da visitare.
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